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Creme solari: qual è la differenza tra filtri solari chimici e fisici?

I solari rappresentano i cosmetici estivi per eccellenza e non dovrebbero mai mancare in casa nella stagione estiva e soprattutto in nessuna borsa da mare. Le protezioni solari ci aiutano, insieme ad un’esposizione al sole consapevole, a proteggere la nostra pelle dalle radiazioni ultraviolette emesse dal sole.

 

Che cos'è la protezione solare?

Tecnicamente per prodotto solare si intende "un qualsiasi preparato, crema, olio, gel, o spray, destinato ad essere posto in contatto con la pelle umana al fine esclusivo o principale di proteggerla dai raggi UV assorbendoli, disperdendoli oppure mediante rifrazione.”

Come si intuisce anche dalla definizione della UE, non tutti i solari sono uguali: le differenze possono riguardare molti aspetti, ma la più sostanziale riguarda proprio il meccanismo di azione. Ovvero se proteggono la pelle tramite “assorbimento” e “dispersione” oppure tramite “rifrazione”, in altre parole se agiscono tramite filtri di tipo chimico o fisico.

Come scegliere la protezione solare?

1. Cosa sono i raggi UV?
2. Qual è la differenza tra filtri solari chimici e fisici?
3. Quali sono i filtri chimici più utilizzati?
4. Cosa sono gli ingredienti booster e perché migliorano l’efficacia di un solare?
5. Quale protezione solare scegliere?


 

1. Cosa sono i raggi UV

Abbiamo già parlato dei vari tipi di raggi UV per spiegare l’importanza della protezione solare, ma apriamo comunque una piccola parentesi anche qui. La radiazione ultravioletta è la radiazione più “energetica” dello spettro solare con cui entriamo in contatto e pertanto è anche la più pericolosa per la nostra cute. I raggi UV si suddividono in UVC, UVB e UVA.

  • Gli UVC hanno una lunghezza d’onda che va dai 100 ai 280 nm. Sono molto pericolosi ma essendo assorbiti dai gas della stratosfera, se lo strato di ozono non subisce ulteriori modifiche, non raggiungono la superficie terrestre.
  • Gli UVA hanno una lunghezza d’onda che va dai 315 ai 400 nm. Questi risultano essere molto penetranti e in quanto tali sono in grado di raggiungere il derma e alterare la struttura delle fibre di collagene e dell’elastina causando così un invecchiamento precoce della cute e favorendo inoltre l’insorgenza di altre patologie cutanee.
  • I raggi UVB invece con una lunghezza d’onda di 280-315 nm, sono meno penetranti rispetto agli UVA e colpiscono lo strato più superficiale della pelle, l’epidermide. Sono i responsabili di scottature, eritemi e di altre malattie della pelle.

Lasaponaria raggi UV differenze tra solari fisici e chimici

 

2. Qual è la differenza tra filtri solari chimici e fisici?

I prodotti “solari” rappresentano per la  pelle la più importante arma di difesa nei confronti del sole. L'efficacia e la sicurezza dei cosmetici di protezione solare si basa sul tipo, sulla quantità delle molecole-anti UV contenute. Ma non basta inserire i filtri in una crema per fare un buon solare, sono tanti gli ingredienti e gli accorgimenti formulativi e produttivi che contribuiscono a creare un solare efficace e di qualità. 

In ogni caso, qualunque sia la formulazione e il tipo di filtri utilizzato nei solari ricordiamo una cosa: ogni crema solare presente sul mercato (commercializzata da aziende serie e in canali ufficiali!) deve rispettare precisi requisiti di legge e superare una serie di test che garantiscano la protezione da UVA e UVB e che servono per determinare l’SPF dichiarato. Le diverse tipologie di formulazioni possibili (con filtri chimici, con filtri fisici o con filtri associati), non si distinguono quindi in base alla maggiore o minore efficacia ma in base al meccanismo di azione e alle caratteristiche formulative.

Come tutti gli altri prodotti cosmetici anche i solari sono disciplinati nel regolamento cosmetico europeo 1223/2009. In particolar modo è nell'allegato VI che sono elencati tutti i filtri UV autorizzati nei prodotti cosmetici e la loro massima concentrazione utilizzabile. Formalmente, i solari sono suddivisi in base alla natura e al meccanismo di azione. Ma nella pratica, quali sono le differenze tra filtri solari fisici e chimici?

 

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3. Cosa sono i filtri solari fisici?

I filtri fisici, anche detti inorganici, hanno proprietà schermanti. Si tratta di sostanze che, grazie alla loro opacità, oppongono un vero e proprio schermo alle radiazioni UV. Sono formati da piccole particelle minerali in grado di riflettere i raggi solari, per cui questi non possono più raggiungere la cute. A differenza dei filtri solari chimici, non trattengono il calore né penetrano nella pelle. Inoltre non vengono scomposti, non interagiscono e non vengono alterati né danneggiati dalle radiazioni solari. Sono in grado di respingere sia le frequenze UVA che quelle UVB. 

In pratica sono come degli specchi e ci proteggono dalle radiazioni dannose tramite un meccanismo di riflessione/diffusione. 

Le radiazioni solari vengono riflesse o diffuse e non assorbite dalla superficie cutanea. Non provocano quindi surriscaldamento della pelle anzi la proteggono efficacemente. Si tratta di sostanze inerti, fotostabili, particolarmente sicure per la salute della pelle.

Rispetto ai filtri chimici hanno un potere allergizzante minore. Nella maggior parte dei casi si tratta di filtri solari naturali. Ma possono anche essere prodotti artificialmente e, dunque, essere sintetici. Gli schermanti fisici più utilizzati sono l’ossido di zinco e il biossido di titanio.

Ossido di zinco (Zinc Oxide)

Riflette sia i raggi UVB che gli UVA. Si presenta come una polverina bianca e possiamo trovarlo in numerosi cosmetici per le sue proprietà antibatteriche, lenitive e per il suo effetto barriera. E’ molto ben tollerato dalla pelle, tanto che l’applicazione più conosciuta è quella della “pasta di Hoffmann” il rimedi galenico per le dermatiti da pannolino, da cui oggi derivano le diverse paste all’ossido di zinco che possono trovarsi in commercio.

Lo troviamo anche in tanti prodotti per il make-up per il suo potere pigmentante.

Il suo uso come filtro solare inizialmente non era previsto dal regolamento 1223/2009, ma oggi lo è a tutti gli effetti, grazie ai continui progressi tecnici che ne hanno dimostrato l’efficacia.

L’uso dell’ossido di zinco come filtro UV è consentito sia nella forma nano che nella forma non-nano ad una concentrazione massima del 25%.

L’unica limitazione riguarda i cosmetici spray dove l’ossido di zinco non può essere introdotto perché il prodotto se inalato è potenzialmente tossico per i polmoni.

È utilizzato in combinazione con il biossido di titanio, soprattutto nelle formulazioni in cui non vengono impiegati i filtri chimici.

Biossido di titanio (Titanium Dioxide)

E’ un filtro minerale che possiede un elevato indice di rifrazione ed è in grado di riflettere e disperdere la luce solare. E’ attivo contro i raggi UVB e, con minore efficacia, con i raggi UVA. Può essere impiegato alla concentrazione massima del 25%. E’ inerte, fotostabile e ben tollerato dalla pelle.

Per aumentare la capacità di assorbimento degli UVA può essere arricchito con un altro ione, il manganese. Questo garantisce un’aumentata efficacia nei confronti degli UVA, una ridotta produzione di radicali liberi e, trattandosi di una polvere beige, anche l’eliminazione dell’effetto bianco.

Uno dei principali limiti dell’utilizzo dell’Ossido di Zinco e del Biossido di Titanio è la difficoltà nel incorporarli nelle creme. Infatti, soprattutto le prime formulazioni di solari realizzati con filtri fisici, avevano il problema di essere difficilmente spalmabili e di lasciare sulla pelle una caratteristica patina bianca, il famoso “effetto fantasmino”.

Per ridurre questo antipatico effetto cromatico, la ricerca ha lavorato in due direzioni: la dimensione delle particelle e il loro rivestimento.

Più piccoli sono i minerali, meno sarà l’effetto patina e maggiore il comfort sulla pelle. Si possono utilizzare minerali micronizzati ovvero ridotti in particelle piccolissime o in formato nano, ovvero ancora più piccoli.

Se si vogliono ottenere buoni risultati cosmetici ed evitare la forma NANO dei filtri, la ricerca ci ha portato a trovare soluzioni innovative, ovvero microincapsulare le particelle di minerali in acidi grassi. I filtri vengono in pratica rivestiti con una patina di olio, o meglio di acidi grassi, questo permette di renderli fotostabili ed impedirne l’agglomerazione garantendo così una più corretta diffusione sul corpo ed eliminare, quasi completamente, l’effetto “patina bianca” e di conferire alla crema solare una maggiore scorrevolezza.

La ricerca nel campo degli schermanti fisici continua e di anno in anno. I risultati sono promettenti e la direzione in cui stiamo lavorando ci permetterà di trovare soluzioni sempre più performanti che porteranno i solari con filtri fisici ad essere sempre più confortevoli e vicini, come facilità di applicazione, ai solari realizzati con filtri chimici.

Lasaponaria filtri solari fisici

Filtri nano: come sapere se un cosmetico contiene nanoparticelle

I nanomateriali sono definiti ai sensi della Raccomandazione del 18 ottobre 2011 della Commissione Europea come “componenti con dimensioni comprese fra 1 e 100 miliardesimi di metro”.

Quando si parla di nano particelle, parliamo dunque, di materiali straordinariamente piccoli ottenuti in laboratorio, sulle cui caratteristiche in realtà si sa ancora troppo poco. Rappresentano l’ultima frontiera, una tecnologia emergente ma proprio per questo occorre approfondire ed evitare un atteggiamento superficiale.

Nel 2004 diversi istituti di ricerca lanciarono un serio allarme sulla possibile pericolosità delle nanoparticelle sintetiche per la salute umana. Prima di questo, altre ricerche indipendenti avevano segnalato effetti tossici provocati dalla penetrazione di queste nano particelle all’interno di tessuti e organi. 

I nanomateriali hanno differenti proprietà tossicologiche e rispondono a leggi diverse rispetto ai rispettivi elementi da cui sono originati: non basta sapere che il titanio è un materiale sicuro per esser certi che anche una sua nanoparticella lo sia. Va valutato caso per caso, in quanto sembra da alcuni studi che queste particelle, proprio per la loro dimensione non vengano né metabolizzate ne espulse dal corpo umano, e possano generare degli accumuli nei vari organi, con effetti difficilmente prevedibili.

E’ bene per questo adottare un principio di cautela.

In Europa il Regolamento sui cosmetici norma chiaramente l’impiego dei nanomateriali nei cosmetici, l’obiettivo è garantire un livello elevato di protezione del consumatore e della salute umana. I fabbricanti e distributori di cosmetici hanno l’obbligo di informare la Commissione Europea sei mesi prima della commercializzazione di un cosmetico contenente nanomateriali. I produttori di cosmetici che decidono di inserirle nelle loro formule devono includerli nella valutazione di sicurezza del cosmetico (PIF) e notificarne la presenza sul portale europeo di registrazione dei cosmetici (CPNP).

Il Regolamento, per rendere evidente la presenza o meno di nano-particelle ai consumatori, stabilisce l’obbligo di indicare in etichetta, nella lista degli ingredienti, la presenza di nanomateriali: il nome della sostanza deve essere seguito dalla dicitura “nano” fra parentesi. Dove non è indicata la dicitura NANO, significa dunque che sono stati scelti filtri di dimensione superiore ai 100 miliardesimi di metro.

In attesa di futuri e maggiori riscontri sulla pericolosità o meno di questa nuova tecnologia è preferibile usare altri sistemi di protezione sempre validi e privi di effetti negativi come i filtri microincapsulati che sono in grado anche di garantire una certa scorrevolezza sulla pelle. 

Cosa sono i filtri solari chimici?

I filtri chimici o filtri organici sono sostanze di sintesi in grado di catturare l’energia delle radiazioni UV per evitare che queste raggiungano e danneggino le cellule dell’epidermide e del derma. Assorbono in modo selettivo le radiazioni UVA e UVB, agendo su lunghezze d’onda diverse. Alcuni assorbono solo i raggi UVA corti, altri solo gli UVB, altri ancora sia gli UVA lunghi che corti.

Queste molecole una volta assorbite, scompongono le radiazioni del sole, trattengono l’energia per poi rilasciarla sotto forma di calore e/o fluorescenza. Questo, di fatto, aumenta la sensazione di caldo provata sulla pelle. In poche parole, i filtri chimici assorbono parte delle radiazioni solari e rilasciano l’energia sotto forma di calore.

L’energia che assorbono porta alla formazione di composti eccitati i quali liberano energia lentamente sotto forma di fluorescenza o calore tornando alla struttura iniziale e modificando la lunghezza d’onda di assorbimento. Per questo il prodotto solare ideale oltre ad essere ad ampio spettro deve avere filtri fotostabili, ovvero resistenti all’azione del sole.

I filtri solari chimici hanno il vantaggio di essere più economici, più facilmente lavorabili e di consentire la realizzazione di cosmetici più confortevoli per l’utilizzatore, più leggeri e facilmente spalmabili. Il limite principale di questi filtri chimici è rappresentato proprio dal fatto che possono dare irritazioni, fototossicità e sensibilizzazioni, assorbendo l’energia solare, possono dare il via, infatti, a reazioni fotochimiche e in alcuni casi ad una riduzione dell'efficacia.

I filtri solari chimici sono sicuramente ingredienti critici e oggetto di studio approfondito da parte delle autorità competenti in quanto sembrano essere associabili a danni al sistema endocrino, o di tipo biochimico.

Ad esempio il filtro PABA che è stato a lungo uno dei filtri chimici più utilizzati, dal 2009 è stato vietato proprio perché accertato cancerogeno e fortemente sensibilizzante.

Tra i filtri molto utilizzati troviamo anche il Benzophenone, che è stato accertato come distruttore endocrino oppure l’Octinoxate, un ingrediente persino trovato nel latte materno, con pesanti ricadute sulla salute umana e sull’ambiente.

I filtri chimici sono pesantemente inquinanti per pesci, molluschi, alghe e coralli poiché possono generare delle modificazioni genetiche alterando comportamenti neurologici e riproduttivi di diverse specie.

 

Lasaponaria filtri chimici

3. Quali sono i filtri chimici più utilizzati? 

Occorre prestare molta attenzione nella scelta del solare giusto. Diverse indagini scientifiche hanno messo in evidenza come in commercio ci siano numerose marche di protezioni solari che contengono ingredienti nocivi per la pelle e altrettanti ingredienti che risultano inquinanti e la loro presenza è in grado di minare l’equilibrio di spiagge e mari.

Comprare un solare diventa quindi un gesto di responsabilità nei confronti di noi stessi e del nostro pianeta.

Octinoxate

Anche chiamato Octyl methoxycinnamate o (OMC), è un filtro UV. E’ fotostabile soltanto se usato da solo o in associazione con l’Octocrylene e il DrometrizoleTrisiloxane. E’ assorbito facilmente dalla pelle ed è stato rilevato nell'urina umana, nel sangue e nel latte materno, il che indica che gli esseri umani sono sistematicamente esposti a questo composto ed è facile constatarne il bioaccumulo.. E’ un distruttore endocrino che imita gli estrogeni e può interferire con la funzione tiroidea. Diversi studi dimostrano un significativo effetto distruttore negativo sulla flora e fauna marina.

Octocrylene

L'Octocrylene protegge principalmente dagli UVB e in misura ridotta anche dagli UVA corti. E’ usato da solo che in associazione ad altri filtri.

Al contatto con l’ossigeno crea reazioni che possono interferire con la segnalazione cellulare, causare mutazioni, portare alla morte cellulare e possono essere implicate malattie cardiovascolari. Può provocare allergie e fotosensibilizzazioni. Dannoso per l’ambiente acquatico, diversi studi dimostrano che interferisce con la riproduzione animale.

DrometrizoleTrisiloxane

E’ un filtro solare di origine chimica molto fotostabile che protegge sia dagli UVB e dagli UVA corti. Per un’azione ad ampio spettro deve essere associato ad altri filtri UVA lunghi. Sembra essere molto tossico per l’ambiente e molto tossico per l’apparato respiratorio.

Benzophenone-3

Appartiene alla categoria dei benzofenoni (è anche conosciuto come Oxybenzone). È un filtro chimico capace di difendere bene la cute sia dagli UVB sia dagli UVA. La concentrazione massima di utilizzo è del 6%. Se il cosmetico contiene più dello 0,5% deve essere indicato "Contiene Benzophenone-3" in quanto può non essere tollerato da alcuni soggetti.

Alcuni studi di laboratorio hanno dimostrato che questo ingrediente oltre al fatto che può provocare disturbi al sistema ormonale, causando l'indebolimento dell'attività estrogenica, penetra nella pelle, favorendo l'aumento di radicali liberi che danneggiano il DNA quando si è esposti al sole.

Benzophenone-4

E’ un filtro chimico che copre bene gli UVB ed UVA corti. Può dare problemi di sensibilizzazione ed allergie. Ci sono forti evidenze sul fatto che sia un distruttore endocrino.

Ethylhexyldimethyl PABA o PADIMATE

Assorbe le radiazioni UVB. Facilita la formazione di radicali liberi, e in alcune persone può causare reazioni allergiche. Uno dei pochi PABA ancora ammessi, parente stretto del filtro PABA molto usato in passato e ora vietato in quanto accertato cancerogeno. Diversi studi dimostrano la sua attività estrogenica, radicalica e di interazione con il DNA. Fortemente allergizzante.

Salicilati

Gli esempi più comuni di questa classe sono l’EthylhexylSalicylate e l’Homosalate. Il primo è un filtro chimico con un discreto potere assorbente nei confronti degli UVB e poco fotostabile, perciò nelle formulazioni deve essere associato ad altri filtri chimici e/o fisici. Può essere utilizzato alla concentrazione massima del 5%.

L’Homosalate è un filtro molto efficace nei confronti dei raggi UVB ma non protegge dagli UVA anche se spesso fonte di allergie. Sospettato di essere una tossina ambientale ed essere persistente o bioaccumulativo.

PABA

E’ un filtro capace di proteggerci dai raggi UVB. Può determinare fotosensibilità fino a causare dermatiti fotoallergiche. E’ responabile inoltre di un incremento della quantità di radicali liberi. È una sostanza chimica naturale presente nell'acido folico, nelle vitamine e in diversi alimenti tra cui grano, uova, latte e carne.

Da qualche anno è stato vietato l’utilizzo nei cosmetici all’interno dell’ EU.

Isoamyl p-methoxycinnamate

Possiede un buon potere assorbente nei confronti dei raggi UVB. Può causare irritazione alla pelle ed allergie da contatto.

Diethylamino Hydroxybenzoyl Hexyl Benzoate

È un filtro ad ampio spettro capace di proteggere la cute dagli UVA corti e lunghi ma non dagli UVB. Per questo motivo deve essere associato a filtri UVB. È molto fotostabile e compatibile con altri ingredienti cosmetici. 

 

differenza tra filtri solari fisici e chimici

4. Cosa sono gli ingredienti booster e perché migliorano le performance di un solare?

Il termine BOOSTER nella protezione solare è utilizzato per evidenziare una capacità di protezione del cosmetico finito superiore a quella delle sue singole parti.

Si parla di effetto sinergico dove 1+1 è uguale a 3.

In genere è dovuto all’azione di alcuni polimeri ed emollienti che se inseriti in un cosmetico con un determinato mix di filtri solari, ne amplificano l’SPF, oppure alla combinazione di alcuni filtri solari, solubili e/o insolubili, che danno un SPF superiore a quello dei singoli filtri.

Esistono comunque diverse tecniche utilizzate per ottenere un effetto BOOSTER nella protezione solare del cosmetico sono:

  1. Emollienti e polimeri (elastomeri siliconici) che offrono una distribuzione ottimale delle sostanze filtranti. Si può ottenere un effetto filtro multilayer con strati di sostanze con diverso indice di rifrazione
  2. Rivestimento di sostanze filtranti, in particolare di quelle metalliche, riducendone la foto-reattività e le proprietà foto-catalitiche
  3. Bead (grani, gocce, sferette): uniscono il vantaggio di avere dimensioni non nano e rinchiudere eventuali filtri insolubili nano riducendo i rischi di foto-reattività dovuti alle dimensioni nano
  4. Quencer: sostanze non filtranti che abbattono i diversi stati eccitati dei filtri solari. Sono indispensabili per stabilizzare nel tempo il sistema filtrante. Opportunamente formulati, possono amplificare l’SPF e l’assorbimento UVA. Possono essere utilizzati i derivati della benzilidencanfora e dell’acido cinnamico
  5. Sostanze naturali: in natura esistono anche oli ed estratti che, pur non potendo essere considerati dei veri e propri filtri solari, se usati all’interno di una crema solare ne migliorano le performance, sia in termini di protezione ma soprattutto agendo da antiossidanti naturali
Fra questi:
  • La vitamina C aumenta la protezione verso gli UVB
  • La vitamina E accresce la protezione nei confronti sia degli UVB che degli UVA, rallentando anche i processi ossidativi iniziati dai radicali liberi generati dai raggi infrarossi in seguito ad un’errata esposizione al sole
  • L’olio di semi di lampone contiene filtri UV naturali
  • L’olio di carota essendo ricco di β-carotene, stimola la formazione di melanina, il pigmento presente nella pelle che protegge l’epidermide dalle radiazioni e stimola l’abbronzatura
  • La curcuma grazie alla sua azione antiossidante, protegge le cellule dai radicali liberi. Contiene filtri solari naturali con una protezione medio-bassa (quindi è utile per le pelli già abbronzate) ed accelera l’abbronzatura
  • L’olio di semi di melograno migliora l’elasticità e contrasta il foto-invecchiamento della pelle
  • L‘olio di crusca di riso, anche lui migliora l’elasticità della pelle e contrasta il foto-invecchiamento

5. Filtri solari fisici e chimici: quali solari scegliere

Un solare ben formulato lo si riconosce da diversi aspetti. La tipologia di filtri utilizzati è sicuramente un aspetto fondamentale, anche se non è l’unico.

 

Lasaponaria differenza fra filtri solari fisici e chimici

 

Il solare ideale deve avere i seguenti requisiti:

  • Offrire una efficace protezione da radiazioni UVA e UVB
  • Essere ben tollerato
  • Essere resistente all’acqua e al sudore
  • Essere facile da applicare e da spalmare
  • Essere foto-stabile e termostabile
  • Essere sicuro ed efficace
  • Non contenere sostanze allergizzanti
  • Essere ricco di antiossidanti
  • Essere realizzato unicamente con filtri fisici

 

Sono da preferire le formulazioni realizzate con ingredienti naturali, ricche di antiossidanti e vitamine e da evitare tutte quelle ricette che contengono ingredienti irritanti e potenzialmente allergizzanti (come ad esempio parabeni o diverse tipologie di filtri chimici). Anche i profumi presenti in alcune creme potrebbero creare problemi al sole, sono da preferire solari con bassissime profumazioni, meglio se neutre.

Anche la texture del prodotto è importante: non si tratta solo di un fattore estetico ma anche funzionale. Un solare che si spalma bene e che non lascia scie bianche sarà più facile da applicare e non comporterà il rischio di lasciare zone di pelle non protetta.

Perché è preferibile scegliere solari contenenti filtri fisici?

Dal punto di vista della tipologia di filtri da preferire, la nostra scelta è ricaduta sui filtri fisici.

Questi hanno lo svantaggio di essere più difficili da utilizzare nelle ricette e di rendere il lavoro del formulatore più arduo nel creare un prodotto dalla texture piacevole. Tuttavia, la ricerca oggi ci ha portato a dei risultati molto soddisfacenti, ben lontani dai primi solari con filtri fisici che si trovavano in commercio “effetto fantasmino”. Oggi riusciamo a formulare con filtri fisici delle creme molto fluide e confortevoli sulla pelle, anche se ancora non si riesce ad eguagliare le formulazioni con filtri chimici da questo punto di vista.

Rispetto a questi ultimi però, i filtri fisici hanno diversi vantaggi: hanno un impatto ambientale più leggero, sono maggiormente fotostabili e sicuramente hanno un profilo tossicologico migliore.

L’utilizzo di filtri fisici, rispetto a quelli chimici, minimizza il rischio di allergie e sensibilizzazione cutanea e perciò sono particolarmente indicati per soggetti sensibili e predisposti in cui filtri chimici possono risultare intolleranti. Alcuni filtri chimici, come abbiamo visto, possono inoltre essere degli interferenti endocrini, è particolarmente sconsigliato il loro utilizzo per donne in gravidanza, bambini e adolescenti.

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