Gli approfondimenti de La Saponaria

Approfondimenti/ Etichette e certificazioni

Una legge per ridurre l'impatto ambientale dei cosmetici

Qual è l’impronta ecologica della nostra doccia? Che impatto ambientale hanno i saponi, gli shampoo e i detergenti che usiamo tutti i giorni? Ci siamo mai chiesti che effetto hanno le creme e i cosmetici che utilizziamo sull’ambiente? Sì, se siete capitati sul nostro sito e state leggendo questo articolo, molto probabilmente sì!

Da tempo consumatori e produttori responsabili si pongono questi interrogativi ed è nato e cresciuto un bel movimento dal basso che – soprattutto in rete –  si impegna per riconoscere attraverso la lettura degli INCI i veri cosmetici  naturali e a basso impatto.

Domande non da poco, perché di fatto i prodotti per la cura, il benessere e la pulizia del corpo hanno un impatto sull’ambiente, non foss’altro perché ne scarichiamo in Europa, ogni giorno, qualcosa come due milioni di tonnellate.

Noi de LaSaponaria abbiamo sempre scelto ingredienti a basso impatto, non solo considerando la loro biodegradabilità ma anche tutta la loro intera filiera (metodo di produzione a basso impatto, riduzione del trasporto, filiera chiusa, etc..) e cercato di comunicarlo nella maniera più trasparente possibile.
Tuttavia – per i non addetti ai lavori – bisogna ammettere che, nella maggior parte dei casi, non è proprio semplicissimo capire al volo se un cosmetico sia verde veramente o lo sia solo nel packaging.
Infatti, “ad oggi in Italia non esiste nessuna forma di certificazione ecologica relativa ai cosmetici che sia gestita e garantita dallo Stato , mentre molti sono i marchi ‘privati’  di certificazione o di loghi di fantasia che i produttori solitamente appongono sull'etichetta allo scopo di attirare la clientela 'etica'” si legge nella nota ufficiale il promotore dell'iniziativa.

In realtà, per chiarezza, ricordiamo che le certificazioni “serie” di biologico (come ad esempio la certificazione che abbiamo adottato Suolo & Salute) sono accreditate e controllate dal Ministero della Salute e che – per i criteri di esclusione adottati nei confronti di molti ingredienti – offrono già una garanzia di ridotto impatto ambientale dei cosmetici utilizzati.

Tuttavia rimane il fatto che quella delle certificazioni in cosmetica sia una vera giungla ( vedi video-articolo di approfondimento sulle certificazioni), molto spesso  offrono  garanzie ben diferse le una dalle altre e i vari disciplinari hanno delle profonde differenze: il risultato è una grande confusione che non favorisce comportamenti responsabili da parte dei consumatori.
Alla luce di queste considerazioni – si legge sul comunicato stampa ufficiale - Ermete Realacci, grazie alla collaborazione con SkinEco (Associazione Internazionale di Dermatologia Ecologica o Ecodermatologia) ha presentato un progetto di legge titolato “ Disposizioni concernenti la certificazione ecologica dei prodotti cosmetici
Il progetto si chiama PDL 4435 ed è volto a stabilire quanto inquini produrre ed utilizzare un balsamo per capelli, una schiuma da barba, un sapone e tutti gli altri prodotti cosmetici utilizzati quotidianamente.
Al momento non ci è dato sapere di più sulla proposta.
Per il momento possiamo sicuramente dirci contenti sul fatto che venga posta maggiore attenzione all’impatto dei cosmetici e riteniamo indispensabile introdurre criteri ambientali e di sostenibilità in ogni produzione. Ben venga anche un’unificazione dei disciplinari che metta più chiarezza tra la giungla delle certificazioni.
Meglio sarebbe però se i lavori su questi temi avvenissero a livello comunitario, dal momento che la normativa sui cosmetici in Europa è uniformata e che il mercato dei cosmetici e delle materie prime spesso avvenga a questo livello.
Ci auguriamo inoltre che questa proposta di legge sia stata pensata per avere effetti sostanziali sulla produzione e sulla tutela dei consumatori e che non rappresenti – come spesso purtroppo accade – solo un ulteriore adempimento burocratico formale che vada a pesare ulteriormente sulle spalle (già sovraccariche di burocrazia) dei piccoli produttori!

(fonte: Adnkronos)

 

 



 
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